Guerzoni Federico
Redazione
Capitolo I. La Premessa

Chi di noi che ama il gioco inventato dal professor Neismith non ha mai sognato di partecipare ad un All Star Game? Poter calcare il parquet con miti della mia epoca come Kobe, Shaq, Iverson, Garnett, o volare a schiacciare come Air Canada Vince Carter a Oakland nel 2000 o segnare a ripetizione triple come Ray Allen. Chi non l’ha mai sognato di noi cresciuti a energade, cioccolato pre partita e Nba di fine millennio su Tele+? Penso chiunque della mia generazione si sarebbe voluto trovare lì, in quelle immense arene, tra musica rap, moda hip hop e so much money. Be io in un contesto decisamente più piccolo ma non per questo meno esaltante il mio sogno l’ho realizzato il giorno della “Vècia”, grazie alla folle idea del vicepresidente della 4 Torri, Alessio Chiericati e a tutto il mondo granata. Alessio è un personaggio, un vulcano dalle idee folli ma che in questo progetto ha messo davvero anima e cuore per riuscirlo a realizzare, massacrando a chiunque gli zebedei (risata) sulla chat dell’evento per riuscire in poco tempo a organizzare tutto nei minimi dettagli: be Kiwi direi che ci sei ampiamente riuscito. Ho avuto la fortuna Alessio di conoscerlo iniziando a frequentare il mondo 4 Torri, così come ho avuto la fortuna grazie al mio amico Nicolò Govoni, giornalista, videomaker, fotografo, creatore di contenuti e chi più ne ha più ne metta, di essere parte del gruppo Opes allenato dal leggendario Marzio Brandani pilastro insieme al segretario Carmine Iavarone della 4 Torri: senza di loro la giornata dell’All Star Game non sarebbe stata la stessa. Poi c’è lui il Pres, il motore dell’universo 4 Torri, la persona che ha l’atteggiamento meno da presidente di un qualsiasi presidente ma che ha l’energia, la carica e la passione che sconfinano questo pianeta assieme alla sua simpatia.
Capito II. La partita delle stelle

Alle ore 17:00 categoriche doveva essere il ritrovo, pena la multa di 2€. Ovviamente arrivo tardi e non pago la multa, ma pago subito una bevanda, non energade, pre riscaldamento. In spogliatoio, quello che quando giocavo (ahahah) con coach Alberto Morea era quello dove mi cambiavo sempre, scelgo la maglia, anzi… indosso l’ultima rimasta, la #3 come AI, uno dei miei miti, con dei pantaloncini che mi rimandano indietro ai 15 anni quando giravo con il cavallo dei jeans sotto i talloni sul Listone. Entro in campo e con immenso piacere e stupore, ma finto perché già le squadre le sapevo, vedo volti che conosco: ovviamente Nicolò, il buon Tommy con cui in campo c’è feeling già dal campionato Opes, Richard che ho conosciuto al campetto e non sbagliava mai, Lorenzo, l’assistente della Serie C e tanti altri ragazzi che già giocano con me negli amatori. Anche tra gli “avversari” c’è chi conosco da tempo come Ale Monaldi che non so quante volte al Palasport mi ha fermato per proteste verso gli arbitri, o il Pres, con cui ho giocato al campetto più e poi volte nell’ arco della mia gioventù. Dopo un riscaldamento raccapricciante ho già la lingua che tocca per terra e dagli spalti inizio a sentire voci familiari, su tutte quella di Jack che mi urla: “Guerzo sei vecchiooooo”. In contemporanea vedo seduti la mia figlioccia Marty con il suo compagno e mia sorella con mio nipote e mio cognato e li allora penso: c***o allora forse jack alla fine tutti i torti forse non li ha. La partita inizia, dopo aver scelto di lasciare la parte più spettacolare alla fine (gara da tre punti e slam dunk contest). Io parto dalla panchina ma in campo siamo una forza, nonostante la stazza ci aiuti poco rispetto la squadra Savonarola puntiamo su cinismo e percentuali meno basse degli avversari, difatti che io ricordi non siamo mai stati sotto nel punteggio e abbiamo addirittura allungato nel secondo tempo quasi vicino i venti punti di scarto. Più o meno a metà quarto rilevo il mio amico Nicolò a cui chiedo la marcatura, ma pare appena tornato da un thriatlon e con il fiatone non capisco su chi devo difendere. Dopo qualche istante riprende un filo di respiro e sussurra: quello più veloce! Però nessuno aveva la maglia con scritto “Quello più veloce”, vabbè Nico pazienza. Il mio primo tiro invocato a gran voce dal mio amico Nando in tribuna che mi ha fatto “Mobbing Talking” tutta la partita (ahaha) è un airball da tre punti che entra direttamente nel magazzino dietro il canestro. Corro su e giù per il campo a caso, difendo, parola molto grossa, sul play avversario a più o meno 5 metri e faccio aiuti in area come fossi Ben Wallace. Il mio “stile” di gioco si è sempre prestato più a partite mappazzone come queste o a 4Vs4 nei playground della città piuttosto che a gare di campionato con tatticismi e tecnicismi che mi intrippano solo il cervello. Il mio è un corpo da mini-basket, con mani al tiro scadenti, ma con una buona visione di gioco e con l’arroganza di poter giocare spalle a canestro perché è da lì che so creare, vero Tommy? Maledetto te e quel no look che ti sei fatto scappare, però sei stato bravo poi a ricevere quel mio missile ad una mano per i tuoi primi 2. Il mio primo canestro arriva da rimbalzo offensivo (FOLLIA) e appoggio a tabellone: segnate 2. La partita scorre, noi non spendiamo mai fallo e alla ripresa delle ostilità dopo la pausa lunga allunghiamo le mani sulla partita, nonostante poi una specie di zona che coach Carmine vuole applicare che ci fa perdere un po’ di presa sul match, ma mai sotto la doppia cifra.

Con la partita che scorre e con la lotta per l’MVP tra Ale Fels e “Mona”, decido di piazzare un recupero a metà campo con un’imboscata e annesso lay-up 1Vs0. In campo ci divertiamo, in panchina scherziamo e ridiamo e l’atmosfera è proprio da All Star Game. Ma se pensavate di aver visto o letto tutto, a pochi minuti dalla fine il colpo di genio, lo schema del secolo degno della coppia Phil Jackson-Tex Winter: Carmine chiama lo schema “GOT”, da non confondere con “GOAT”, studiato con Nicolò per liberare me al tiro, io che manco sapevo dello schema e già questo è fantastico. Lo schema sarebbe: Nico mi passa la palla, qualcuno che non si ancora chi è stato ad oggi spegne la luce ed io con la palla sotto la canotta entro indisturbato in area a segnare. Tutto bellissimo, tutto ignorantissimo, tutto nello stile che piace a me e che mi è più congeniale. Peccato che dall’esecuzione abbiamo lucrato solo un fallo perché Aurelio, il coach della DR3 granata e nostro avversario sapeva dello schema e si è messo davanti a me mentre entravo in area. Quando si sono riaccese le luci sembrava una scena erotica dei film all’italiana: due individui avvinghiati, beccati a fare cosacce dalla moglie quando accende la luce della camera. Tra le risate del buon numero di pubblico e le facce divertite, ma anche con le lingue a terra della maggior parte di noi, la gara volge al termine e la vinciamo, non so come, noi.
Capitolo III All Star Saturday
La gara del tiro da 3

Non esiste All Star Game che si rispetti senza la gara del tiro da tre punti. Ovviamente quando leggo nella chat di questa challenge non esito ad iscrivermi, così come non hanno esitato altri 15 partecipanti. Chiusa la partita, fatte le foto di rito e dopo che ci siamo raffreddati come degli iceberg tutti quanti ha inizio la competizione. Mentre sono distratto a parlare di come risolvere le nostre problematiche di tifo in Curva come se stessimo progettando una strategia militare con i miei amici del Sesto Uomo Schinchi e Tommy, accorsi a supportarmi in questa giornata, sento il mio nome al microfono dello speaker V. (mi suona bene) che indossa l’Harwood Classic dei Pistons, forse la canotta più clamorosa di sempre. Si parte dall’angolo sinistro, 4 palloni compreso un money ball, tre postazioni più due con un pallone che non so onestamente quanto vale manco adesso. Inizio, sono freddo, non spingo sulle gambe, Andrea Fels me lo ricorda dagli spalti, sono tutti degli SDENG. Finalmente alzo la parabola, spingo sulle gambe e dal carrello centrale segno l’unica tripla di serata, anche grazie all’aura di Carmine che lì accanto a me mi sostiene. L’ ultimo carrello è per lo spettacolo: due ganci cielo che si avvicinano di più che un tiro piedi per terra e titoli di coda. Corro a bere una birra con i miei amici della Curva, continuiamo la nostra precedente discussione mentre in campo si sta cucinando un furto ai danni del buon Nico Govoni: Monaldi vince la gara del tiro da 3 punti senza spareggio contro Govoni, che era a pari merito, per un probabile errore nel conteggio. Govo grida allo scandalo e ha ragione. Però dai Nico accontentati del premio del pubblico dove sei stato votato solo dalla Gaia per vincere una targa disegnata e progettata da te. Chapeau.
Capitolo IV All Star Saturday
Lo Slam Dunk Contest

Già chiamare All Star Saturday un qualcosa che è avvenuto di martedì, in un paio di ore é qualcosa di folle, ma mai come mettere in piedi una gara di schiacciate in un All Star amatoriale con pseudo giocatori che non saltano neanche un velo di carta forno e con fisici rivedibili a partire dal mio. Però cosa fai? Vuoi non iscriverti anche a questa challenge? Per forza. Intanto il mio primo pensiero senza sapere come sarebbe stato il contest è stato: ma esattamente dove dovremmo schiacciare e dove mai voglio andare? Bè alla prima domanda mi ha risposto subito un puntuale Kiwi con tutte le regole che aveva pensato, tra cui l’abbassamento del canestro a 2,60 metri. Ho tirato un sospiro di sollievo ma non troppo, forse per le mie doti era ancora troppo alto, ma lì la mia testa ha iniziato a fantasticare. Ho iniziato a pensare come schiacciare, cosa inventarmi, nella mia testa dominava l’idea di poter schiacciare come facevo nel canestrino di plastica in camera mia quando ero un adolescente che saltava anche la sorella. Guerzo cosa ti inventi e le idee erano mille e folli, ma quando Carmine con un’asta da tenda da sole ha abbassato il canestro, tutti i miei viaggi mentali si sono trasformati in uno psicodramma: non sarei arrivato comunque a schiacciare. Sembrava che il sogno di un Muggsy Bogues qualsiasi si stesse infrangendo, allora ho deciso di meditare il da farsi chiamando ancora una volta al bar i miei amici. E tra uno spritz rigorosamente Campari e una coca-cola ecco il colpo di genio. Non c’è penna appoggiata per terra o auto che possa essere saltata, non c’è 360° che tenga o jet privato che possa volare così alto come la genialità e l’ignoranza della mia idea, assistita dal buon Tommy, altra persona folle che io conosco, un patito di WWE che gira l’Europa a caccia di PLE. La mia malsana idea si sta per concretizzare, speaker V. fa il mio nome e si entra in scena Tommy. L’ idea era quella di schiacciare da fermo con Tommy, che ha la forza di 6 tori, che mi sollevasse per una reverse a una mano. Se fossimo riusciti sarebbe stata fatta la storia di un Alle Star Game ancora senza storia. Il primo tentativo va a vuoto, Tommy non ha l’ha presa giusta e io arranco arrampicandomi al ferro. Il pubblico ride, si gasa, Tommy lo carica, dai che la seconda è quella buona. Riproviamo, ci riusciamo, siamo perfetti ed è un’apoteosi di applausi e risate. Avevamo avuto il nostro momento alla Vince Carter, le palette si alzano e prendiamo tanto quanto i due più bravi. Potevamo chiuderla li, era un “It’ s over” ma la giuria non se l’è sentita, forse voleva vederci ancora all’opera? Però la seconda dunk li ha lasciati delusi perché il mio socio l’ho lasciato tranquillo e ho voluto provare a sfidare la gravità da solo. Tiro la palla da minibasket sopra le spalle e dopo il rimbalzo provo a inchiodare. La palla mi si stampa sul primo ferro così come tre dita. La provo una seconda e una terza volta ma niente, non ho spinta, non ho rubato il talento a Larry Johnson come in Space Jam quindi mi arrendo. La gara la vince Bryan, per gli amici Bryan on Fire, mio seguace sui social di Ferrara a Spicchi, un ragazzo giovane, molto bravo e simpatico. Alla fine dei conti io il mio magic moment e il mio sogno di schiacciare lo avevo già realizzato: Tommy birra pagata a vita. O c***o vero che sei astemio.
Capitolo V Conclusione

Il pomeriggio sul parquet e la serata in pizzeria sono volate via in un istante, d’altronde quando hai la compagnia giusta e il contesto giusto c’è poco da fare, non ci si può annoiare. Nel ringraziare chi ha organizzato e preso parte a questo evento, dal primo all’ultimo, io mi sono fatto una domanda alla quale mi sono anche già risposto. Ma un evento come quello dell’All Star Game era davvero necessario? Ne avevamo veramente bisogno? Io penso proprio di sì perché troppo spesso in una città come Ferrara si guarda al contenitore e non al contenuto per giudicare, ma certi eventi vanno vissuti. Per me questo All Star è stato talmente necessario che sto già aspettando con ansia la seconda edizione per poter rifare ancora la storia di un evento così anticonformista per la nostra pallacanestro ma così necessario.
