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Intervista Esclusiva: Mattia Campi si racconta.

Oltre ad essere una figura da anni legata al mondo cestistico ferrese, soprattutto giovanile, Mattia Campi è un caro amico di Ferrara a Spicchi fin dalla sua nascita e ci ha rilasciato con grande disponibilità questa l’intervista, parlando a cuore aperto e a 360° del suo recente passato e del futuro.

Mattia, intanto grazie per la tua solita disponibilità e vorrei iniziare dalla fine della passata stagione, con le strade tue e di Scuola Basket che si dividono: fine di un ciclo o obiettivi diversi? Fine di un ciclo direi di no. Piuttosto parlerei di obiettivi differenti per cui si è scelto di prendere strade diverse.

Se posso chiedertelo: cosa è andato storto che non si è arrivati a un rinnovo? Ci sono state scelte societarie che hanno portato a propormi un ruolo lontano rispetto a quelli avuti in precedenza. Questo, dopo le dovute riflessioni, ha fatto pendere per la scelta di prendere una strada differente.

Cinque anni in Scuola Basket sono un discreto numero: allenatore under, responsabile del settore giovanile e una parentesi come allenatore della Serie C. Che bilancio fai di questi anni? Sono stati cinque anni divisi in due parti, con le due società differenti che si sono avvicendate. Il primo periodo quello del Covid dove sono stato anche sulla panchina della Serie C è stato per me un percorso di crescita importante e un esperienza positiva. Cinque anni fa quando ho preso il gruppo U18 abbiamo iniziato un percorso per portare i ragazzi in prima squadra e ci siamo riusciti. Se penso a uno su tutti Andrea Cazzanti. Direi che il mio bilancio in generale è positivo.

Qual’è il ricordo piú bello che ti porterai dietro di questi anni e quello negativo? I momenti negativi non li voglio neanche menzionare. Ho tanti bei ricordi, uno su tutti l’emozionante vittoria in casa con la Serie C contro Forlimpopoli, in un pre natalizio, dopo essere subentrato all’amico Andrea Fels. È stato un momento emozionante sia per me ma anche per la società in quel periodo.

Adesso, da esterno, come lo vedi il nuovo progetto Scuola Basket Ferrara con Giovanni Benedetto nuovo Responsabile e questo forte legame identitario con Ferrara Basket? Ho avuto modo di parlare personalmente con Giovanni Benedetto che mi ha raccontato dei suoi trascorsi a livello di nazionali giovanili e il suo curriculum parla da sé. Poi, da lì ad dare a dire cosa illustrerà, bisognerà dare un po’ di tempo, perché troppo spesso nella pallacanestro non si ha il tempo di lavorare per raccogliere i frutti. Il progetto di settore giovanile legato alla prima squadra era già stato intrapreso anni fa da Gullini e Cazzanti assieme al vecchio Kleb di D’Auria, quindi è stato solo un posticipare per mille vicissitudini. Penso che per una società di professionisti avere un proprio settore giovanile sia una buona cosa.

Parlando sempre di giovani l’anno scorso è nato il progetto In&Young, con diverse collaborazioni, anche tra i tuoi ex gruppi under. Un progetto che puo avere ancora futuro o è stato fallimentare? Fallimentare assolutamente no. Può e deve avere un futuro se sì dà la priorità ai ragazzi e al loro giusto percorso di crescita, e per giovani più avanti creare una sorta di “Dream Team” che per Ferrara sarebbe una cosa più che positiva. Ovvio poi, che se i diversi obiettivi delle varie società che collaborano cozzano tra loro, potrebbero nascere dei problemi. Per esempio un evento come il Trofeo Adamant è un test che sperimenta questa idea di collaborazioni.

In estate abbiamo fatto diverse chiacchierate e la tua delusione per come era andata con SBF e alcune dinamiche ti avevano fatto meditare anche un possibile stop con il basket. Raccontaci un po’ cos’è per te la pallacanestro e cosa vuol dire da ferrarese e tifoso per te allenare nella tua città. Per me la pallacanestro, un po’ come tutti, è passione ed un vero e proprio secondo lavoro. A volte ci sono dinamiche che ti portano a prendere strade diverse se non raggiungi gli obiettivi. Come nella vita gli obiettivi servono a valutare se continuare o meno un percorso. Non mi sono mai sottratto, come ho sempre detto alla mia precedente società, dalle mie responsabilità e penso che il percorso di un allenatore sia fatto di alti e bassi. A Ferrara abbiamo tanto e tutto per fare bene, ma a volte lo facciamo sembrare difficile e il motivo proprio non lo so.

Quanto è difficile per un allenatore in una realtà come Ferrara guadagnarsi fiducia e stima? Non è un problema solo a Ferrara, ma anche in altre realtà e anche in ambito lavorativo. Il fatto è, che tutto è legato al risultato, anche a livello giovanile, dove è sbagliatissimo. I risultati sono figli di un percorso e spesso se lo si intraprende a medio lungo termine, cozza con la richiesta di risultati immediati. Questo è un po’ quello che ho sentito nell’ultimo periodo: non riuscire ad avere il tempo necessario per portare avanti un percorso e questo ha influito sulla valutazione finale.

Durante l’estate, mentre meditavi sul tuo futuro, hai collaborato con Nando Maione ai training di Off 24Season. Che tipo di esperienza è, per che cosa si lavora e come? Off 24Season è una realtà ormai conosciuta a livello nazionale. Lavora per innalzare le qualità individuale, proprio in fase di off season, a livello fisico e tecnico del giocatore. Quest’anno abbiamo avuto a che fare con meno atleti a livello di numeri, ma più professionisti e semi-professionisti, come Valerio Mazzola, Silvia Nativi, Andrea Cazzanti e il nuovo play di Ferrara Basket, Niccolò Pellicano, con i quali abbiamo fatto più lavoro specifico e individuale, rispetto magari lo scorso anno dove abbiamo lavorato più con le giovanili e di gruppo. È un esperienza che consiglio anche ai giovani, perché durante l’anno è difficile fare allenamenti individuali o in 2-3 e perché si lavora solo su fondamentalie e tecnica, oltre ad avere a disposizione un team di professionisti dal podologo, al fisioterapista, al nutrizionista, allo psicologo. Secondo me i fratelli Maione insieme all’ amico Giovanardi hanno messo in piedi una struttura che a livello italiano è un eccellenza.

Quale sarà il tuo compito in Vis 2008? Il ruolo che mi ha chiesto Vis sarà un po’ inedito perché andrò a coordinare e supervisionare i gruppi Silver regionali. Questo servirà ad avere maggior controllo e qualità anche sui gruppi Silver, per innalzare la territorialità di Vis, che pur avendo fatto scelte e investimenti diversi con i gruppi nazionali, non vuole mettere in secondo piano nessuno dei suoi ragazzi. Per me sarà stimolante e mi sono messo a disposizione della società. Oltre a questo allenerò il gruppo di DR3, che sono tutti ragazzi che ho già allenato tra giovanili SBF e Vis e il gruppo di U19 Silver. Abbiamo numeri importanti come U19 e vediamo ad inizio stagione come suddividere i ragazzi in base alle loro doti tecniche e fisiche nei gruppi Eccellenza, Gold o Silver.

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Poi Kemp, finalmente, si apre un’opportunitá concreta dopo diverse ipotesi rimaste solo tali: Filippo Bertelli presidente di Vis 2008 ti contatta. Cosa ti ha convinto del loro progetto e della loro proposta? La chiamata di Vis è stata positivamente inaspettata e non ho dovuto pensarci troppo perché per me è un ritorno, visto che è la società dove sono cresciuto come allenatore. Con loro ho avuto l’opportunità di stare in panchina con allenatori importanti, fare finali nazionali e vincere uno scudetto U20, oltre a fare le prime esperienze come allenatore giovanile e senior/minors. Ci sono state tutte le condizioni per non avere dubbi e tornare in Vis.

Si Mattia perché quest’anno in casa Vis torna anche la categoria Gold. Si, fortunatamente si torna alle origini quando non c’erano vincoli di campionato. Avremo tutti e tre i livelli di campionato giovanile e questo è un aiuto per collocare al meglio i ragazzi per creare gruppi competitivi.

Sai che a noi appassiona il mondo Minors e quindi anche la tua prossima esperienza in DR3. Obiettivo e che squadra sarà? Sarà una squadra giovane, con l’ossatura della passata stagione praticamente confermata. È una squadra che due anni fa ha vinto il campionato, poi rinunciato perché se no si avrebbero avuto due squadre Vis in DR2, e che l’anno scorso ha perso la finale con l’ingiocabile Bondeno. Quest’ anno oltre alle conferme, a parte Rossi che intraprenderá una carriera da allenatore, abbiamo fatto un mercato mirato, inserendo ad una squadra a cui mancavano centimetri nel pitturato Fabio Correggioli, un lungo classe 2005 di scuola SBF, che ho già avuto in U19 e come under in Serie C. È stata un occasione sia per lui, perché rientra da un infortunio al crociato e da un anno fermo, ma anche per noi. Inoltre abbiamo aggiunto i fratelli Vaianella, Matteo e Federico. Il nostro obiettivo sarà di riprovarci per dare a Vis una DR2.

Quali sono i tuoi di obiettivi invece nel breve e anche nel lungo periodo? I miei obiettivi sono sempre quelli di lavorare con passione, serietà e professionalità portando avanti nel miglior modo possibile quello che mi viene chiesto, con un occhio di riguardo sempre ai ragazzi indipendentemente dal campionato che andremo ad affrontare.

Cosa diresti a un giovane ferrarese che da domani vuole intraprendere la carriera da allenatore? L’unica cosa che posso dire loro è di non dare mai nulla per scontato e non avere pretese. Ascoltare e guardare per fare proprio il più possibile. Penso che i ragazzi che ho avuto come assistenti con me siano sempre cresciuti e poi io avrei un desiderio mio personale: diventare formatore di allontanatori.

Bene Kemp siamo ai saluti e non posso non chiederti, da tifoso quale sei, due parole sul prossimo campionato di B Nazionale e Ferrara Basket. Ferrara si è rinforzata nei ruoli chiave che servivano per la categoria, quindi lungo e playmaker. Il resto sono tutti giocatori che conosco e possono fare bene in categoria. La differenza la farà il tempo e capire il livello del campionato, però Ferrara può fare una stagione, sulla carta, tranquilla.

Ciao Kemp e grazie, sai che per un’altra stagione ci avrai col fiato sul collo!